Blog-…

29 marzo, 2008

Nella mia brevissima esperienza da blogger, qualcosa comincio a capirla. Mi sono accorta infatti che basta aggiungere blog-… a qualsiasi attività umana affinchè questa si trasformi in un blog-evento! Ieri, purtroppo, mi sono persa la Blog-laurea, comunque qualcuno mi ha detto che è stato un successo!!! Io ci credo, ma adesso voglio proprio vedere le foto e i filmati! Complimenti Dottoressa

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Rientro alla base

28 marzo, 2008

Ieri sera sono ritornata a Catania. Quello che mi sono portata dietro dopo questo viaggio è un grande bagaglio di ricordi, è una serie (ancora incompleta) di foto, è la neve, è il vento, è il volto delle persone che ho incrociato, è l’insieme dei momenti trascorsi con chi mi conosce bene, è una valigia che non vuol proprio chiudersi, è un brutto raffreddore, è una lista di indirizzi e-mail da contattare, è una raccolta di biglietti del treno…insomma, è un’altra esperienza in più da conservare con cura…

Ecco due foto del mio viaggio:

European Week
Sfido chiunque a trovarmi in questa foto…Comunque, giuro che ci sono, lì da qualche parte…
Vacanze romane
Dietro di noi, la vista meravigliosa sulla città eterna…

Pronta per la partenza

15 marzo, 2008

In realtà non ancora. Il problema è che la lista chilometrica delle cose da portare (da brava maniaca, è pronta ovviamente da più di una settimana!) mi fissa quasi perplessa e capisco che non riuscirò mai ad infilare tutta quella roba nella mia valigia. Quindi comincio già da ora a stressarmi!

Nella testa si rincorrono due vocine: una mi dice “Dovrai stare fuori 11 giorni. E’ ovvio che la valigia sarà piena (e pesante!) ma è necessario”; l’altra invece sostiene “Vabbè che sono 11 giorni ma non stai andando su un’isola deserta. Cerca di non caricare troppo la valigia e porta lo stretto necessario”. Le due voci contrastanti hanno comunque qualcosa in comune, la parola necessario. E qui comincia il dilemma su cosa sia indispensabile e cosa no, ma in fondo anche in questo caso trovo sia valida la legge “tutto è relativo” (più che altro mi conviene pensarla così per portare acqua al mio mulino!). Così, mentre i miei mi ricordano che più la mia valigia pesa più dovrò scarinarmi a salire e scendere dai treni, io mi ostino a ritenere bene di prima necessità anche la piastra per capelli. E che non si dica che è un oggetto superfluo. Girate voi con i capelli a leoncino per 11 giorni!!!

D’altra parte la valigia invernale non mi aiuta proprio nella missione bagaglio intelligente. Con due maglioni ho già riempito mezza valigia e tutto il resto del guardaroba che ho deciso di portare aspetta paziente il suo turno ben piegato sul letto. E allora è tutto un monta e smonta, ed alla fine, purtroppo so già che dovrò anche salutare un paio di maglioni e privarli della possibilità di viaggiare con me! E’ la dura legge delle compagnie aeree (soprattutto di quelle low cost)…Ecco la mia valigia e il bagaglio a mano (che in foto sembra gigante ma che in realtà non è poi così esagerato. Mi hanno obbligato a portare con me il sacco a pelo, anche se non so per quale motivo e in realtà preferisco non saperlo prima di mettere piede a Bruxelles!!!)

Partenza!!!

Chi mi conosce, sa che controllerò 1000 volte che tutte le voci della mia lista siano cancellate prima di uscire di casa e poi c’è la solita scansione della borsa (“portafoglio c’è, telefonino si, biglietti elettronici catania-bruxelles, bruxelles-roma, roma-catania ok, libro va bene e sudoku, non si sa mai!”). E poi finalmente domani si decolla (per quanto io mi sforzi di pensare alle rassicuranti statistiche sui voli continuo sempre ad avere un pizzico di paura!), verso mete ancora da scoprire, portandomi comunque sempre dentro le persone che amo…

Spero di avere, durante il viaggio, modo e tempo per scrivere qualcosa…per adesso vi saluto…

A presto!

Il peso delle parole

14 marzo, 2008

Arbeit macht frei

Mi ero ripromessa di non cadere in tentazione. Di non spendere nemmeno una parola per commentare le affermazioni di Ferrara. Evidentemente non sono abbastanza forte! “Aborto macht frei”. Ma rende liberi chi?!?!?! Il caro Giuliano ha mai parlato con una donna che per qualsiasi ragione abbia deciso di abortire? Ma si è mai chiesto quanto deve essere duro fare una scelta del genere? Pensa forse che sia così semplice entrare in un ospedale e decidere di abortire? Crede forse che sia come andare dal dentista? Come è facile dire cosa è giusto e cosa è sbagliato dall’alto di un pulpito! Ergersi a fonte prima di assoluta moralità. Paragonare una donna ai gerarchi nazisti mi sembra, a dir poco, grottesco, fuori luogo ed umiliante per qualsiasi persona che creda nella libertà di scegliere!!! Non si capisce che usando toni e frasi di questo genere si finisce con lo svilire la gravità e la serietà dell’aborto! Sono veramente stanca di sentire provocazioni del genere, che non servono certo alla causa che Ferrara intende sostenere e che anzi, a quanto pare, servono solo a farmi imbestialire!

Ai confini della realtà

14 marzo, 2008

Una scena che vedrei bene in una pièce del Teatro dell’Assurdo. Stamattina, sentendo la notizia alla radio credevo di essere ancora in quella fase post-risveglio e pre-caffeina che ti fa credere di sentire e vedere cose che appartengono ancora al mondo di Morfeo. E invece poi mi sono resa conto che è successo davvero. Una donna, nei lontani Stati Uniti, ha ben pensato di asserragliarsi in bagno per ben 2 anni. Se questo sembra già ai confini della realtà, a me fa molta più impressione che il boyfriend, che comunque aveva provveduto a sfamarla per tutto il tempo della “prigionia volontaria”, abbia deciso di chiamare i soccorsi, per scollarla letteralmente da lì, solo dopo 24 mesi…Dire che si tratta di una coppia sui generis, è dir poco!!!

Il prezzo del velo

E’ un tema delicato quello che Giuliana Sgrena ha affrontato oggi durante un incontro ai Benedettini. Il suo libro (“Il prezzo del velo”, Feltrinelli) è chiaramente frutto di un’esperienza diretta e profonda, di una donna che incontra altre donne in Paesi nei quali la bellezza e la femminilità sono un impedimento alla piena espressione di se stesse. Il velo imposto, frutto non di una scelta ma di un obbligo “superiore”, altro non è che un simbolo, una garanzia del pudore della donna e dell’onore dell’uomo, un’espressione di sottomissione, un controllo estremo della sessualità femminile, una misura per valutare il grado di fede delle donne ma soprattutto dei loro uomini. La voce, i capelli ed il corpo diventano una pericolosa tentazione da celare, da costringere sotto ad una stoffa che sapientemente nasconda i movimenti, anche quando si vive in Occidente, in quei Paesi nei quali, almeno sulla carta, la religione e la vita sociale non sono legate ma appartengono a due mondi separati. Una frase del libro credo riassuma perfettamente questo tema, tanto delicato quanto pieno di spunti di riflessione: “Seducendo la donna l’uomo usa un proprio diritto mentre il dovere della donna è quello di resistere e non provocarlo”. Ecco, questo spiega più di mille parole…

Persepolis

Avevo già letto il fumetto ed è per questo che ho aspettato con trepidazione di vedere il film. Persepolis. Ambientato in un Iran in cui anche il solo fatto di correre per strada può essere una provocazione, una sfida al sistema. In un mondo in cui l’acre odore della guerra ed il colore nero della “morte ideologica” si mischiano con il bianco profumo dei gelsomini, unico vezzo da concedersi sotto a quei vestiti cuciti per nascondere l’immorale bellezza di un corpo femminile. Le ombre che si confondono con la realtà. La fuga, il ritorno, l’abbandono degli affetti più cari per fuggire da una terra che non senti più tua, che non ti permettono più di sentire tua. La difficoltà quotidiana nel contenere quell’esplosione emotiva che ti travolge durante gli anni dell’adolescenza per rimanere inquadrati all’interno delle regole stabilite in nome di Dio ma che Dio stesso si rifiuta di riconoscere. L’istruzione come unica strada per uscire da quelle mura di casa che sono ad un tempo riparo e prigione. La trasformazione di qualsiasi puro e pulito gesto d’amore in un atto da censurare. La terribile sensazione che al peggio non c’è mai fine, che in fondo “si stava meglio quando si stava peggio”. L’ideologia che viene usata, sfruttata, trasformata, mutilata e se necessario cancellata come se non fosse mai esistita. Un mondo in cui non c’è spazio per i colori, per le sfumature, perchè è tutto bianco o tutto nero.