Una vita in bianco e nero

11 marzo, 2008

Persepolis

Avevo già letto il fumetto ed è per questo che ho aspettato con trepidazione di vedere il film. Persepolis. Ambientato in un Iran in cui anche il solo fatto di correre per strada può essere una provocazione, una sfida al sistema. In un mondo in cui l’acre odore della guerra ed il colore nero della “morte ideologica” si mischiano con il bianco profumo dei gelsomini, unico vezzo da concedersi sotto a quei vestiti cuciti per nascondere l’immorale bellezza di un corpo femminile. Le ombre che si confondono con la realtà. La fuga, il ritorno, l’abbandono degli affetti più cari per fuggire da una terra che non senti più tua, che non ti permettono più di sentire tua. La difficoltà quotidiana nel contenere quell’esplosione emotiva che ti travolge durante gli anni dell’adolescenza per rimanere inquadrati all’interno delle regole stabilite in nome di Dio ma che Dio stesso si rifiuta di riconoscere. L’istruzione come unica strada per uscire da quelle mura di casa che sono ad un tempo riparo e prigione. La trasformazione di qualsiasi puro e pulito gesto d’amore in un atto da censurare. La terribile sensazione che al peggio non c’è mai fine, che in fondo “si stava meglio quando si stava peggio”. L’ideologia che viene usata, sfruttata, trasformata, mutilata e se necessario cancellata come se non fosse mai esistita. Un mondo in cui non c’è spazio per i colori, per le sfumature, perchè è tutto bianco o tutto nero.

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