Il palliativo

29 settembre, 2009

Capita a volte che, in attesa di una cura, se non risolutiva almeno utile, ci si accontenti di un blando palliativo. E’ in questo modo che almeno per un po’ i sintomi si placano, si raggiunge un livello di benessere tale da dimenticare che non si è trovata una soluzione, si è solo tappato alla meno peggio un buco.  Si può stare bene per giorni e giorni senza pensare a quanto sia in realtà precaria quella sensazione di sollievo.

Poi magari un pensiero di passaggio o una mezza frase detta di sfuggita annullano tutti i benefici. E in quel momento vorresti solo trovare una cura, la cura. Ma più la cerchi e più desideri in realtà tornare alle sicurezze instabili che solo quei palliativi riescono a darti. E, sentendo quel sollievo percorrere di nuovo il tuo corpo, finisci con il ripeterti: c’è tempo, per trovare la cura, c’è tempo…

Domenica

13 settembre, 2009

Sono sicura che prima o poi mi pentirò di quello che sto per dire. Immagino già le facce poco convinte, nel leggere le mie parole, di chi lavora tutta una settimana e desidera solo che i giorni passino per arrivare alla Domenica e oziare a letto per ore, magari sorseggiando con calma un bel caffè.

Eppure in questo periodo la Domenica mi sembra il giorno meno desiderabile della settimana. E’ il giorno in cui tutto tace. Inutile aprire la mail, accendere il telefonino. Nessuno scrive la Domenica, nessuno telefona. E quando aspetti delle risposte che magari non ti cambieranno il futuro ma sai che potrebbero in parte migliorare il presente, altro che voglia di oziare a letto e bere un caffè con calma.

La sensazione è un po’ quella che avevo a fine estate ai tempi della scuola. Tre mesi di vacanza erano il tempo perfetto per riprendersi dalle fatiche scolastiche eppure già dai primi giorni di Settembre, in fondo, desideravo di rientrare in aula. (Pentendomene amaramente già un paio di settimane dopo, non desiderando altro che le vacanze di Natale!).

Ecco perchè mi accorgo a volte di spingere le ore accelerando l’arrivo del Lunedì. Poi magari continuano a non scrivere e a non telefonare ma almeno ho l’impressione di avere davanti ancora 4-5 giorni per sperare che arrivino le risposte tanto attese.

La pazienza sarà pure la virtù dei forti, ma ha anche un limite, no?!?!?!?!

La modestia

10 settembre, 2009

Camillo Benso di Cavour, Bettino Ricasoli, Urbano Rattazzi, Luigi Carlo Farini, Marco Minghetti, Alfonso Ferrero della Marmora, Bettino Ricasoli, Federico Luigi di Menabrea, Giovanni Lanza, Marco Minghetti, Agostino Depretis, Benedetto Cairoli, Francesco Crispi, Antonio Starrabba di Rudinì, Luigi Pelloux, Giuseppe Saracco, Giuseppe Zanardelli, Giovanni Giolitti, Tommaso tittoni, Alessandro Fortis, Sydney Sonnino, Luigi Luzzatti, Antonio Salandra, Paolo Boselli, Vittorio Emanuele Orlando, Francesco Saverio Nitti,Ivanoe Bonomi, Luigi Facta, Benito Mussolini, Pietro Badoglio, Ferruccio Parri, Alcide De Gasperi, Giuseppe Pella, Amintore Fanfani, Mario Scelba, Antonio Segni, Fernando Tambroni, Giovanni Leone, Aldo Moro, Mariano Rumor, Emilio Colombo, Giulio Andreotti, Francesco Cossiga, Arnaldo Forlani, Giovanni Spadolini, Bettino Craxi, Giovanni Goria, Ciriaco De Mita, Giuliano Amato, Carlo Azeglio Ciampi, Lamberto Dini, Romano Prodi, Massimo D’Alema, Silvio Berlusconi.

Aggiungo altro o basta così?!?!?

Women in white!

9 settembre, 2009

Ci sono gesti che non pretendono di cambiare il mondo o la realtà che ci circonda. Eppure non per questo sono classificabili come inutili o superflui. E’ come quando si vedevano sventolare dai balconi le bandiere multicolore della Pace, bagnate dalla pioggia o scolorite dal troppo sole. Non sono servite certamente a fermare guerre sanguinose ed estenuanti, ma significavano e continuano a significare che c’è chi crede ancora nella possibilità, seppur remota o utopica, che possa esistere un mondo senza guerra.

Allo stesso modo, da donna, mi piacerebbe credere che il mio vestirmi di bianco, oggi e domani, possa realmente fermare la violenza atavica che si perpetua da sempre su altre donne. Purtroppo so che non servirà a molto. So che in molte, troppe case continueranno a sentirsi delle urla. So che nei nostri ospedali, quei lividi e quei graffi, che sono la firma di una forza animalesca incontrollata, saranno ancora catalogati come “cadute accidentali”. So che tante giovani come me rientrando la sera dopo una serata a divertirsi con gli amici, sentiranno addosso la paura per la presenza tra le ombre di qualcuno e so che come me percepiranno l’ingiustizia di non essere realmente libere.

Lo so perfettamente eppure per due giorni anche io voglio poter credere che un gesto possa diventare un messaggio. Magari non un cambiamento, ma una speranza.