Sulla follia

5 ottobre, 2010

Dopo un racconto sentito per caso, riflettevo su quanta verità possa nascondersi dietro un’apparente manifesta follia.

Un figlio “pazzo” piuttosto che piangere la morte del padre, avvicinandosi al corpo dell’uomo ormai privo di qualsiasi segno di vita, gli urla contro. “E ora muori di fame, muori, muori di fame”.  Ma con chi ce l’hai? Si può sapere? Ce l’hai con papà?. “Ce l’ho con quella cosa che l’ha ucciso. Muori, muori di fame”.

Non ci sono lacrime sul suo viso. Ma fredda attesa per la vendetta contro quel tumore che gli ha portato via il papà. Adesso morirai di fame. Dopo averlo ammazzato, mangiandogli la vita da dentro, lentamente ma senza lasciare speranza, tocca a te morire. E morire di fame.

Quanta lucidità nelle deliranti parole di un folle…

Stupida felicità

12 novembre, 2009

“Ogni persona intelligente sa che la vita è bella e che lo scopo della nostra esistenza è essere felici. Ma alla fine solo gli stupidi trovano la felicità. Come possiamo spiegarcelo?”

 

Orhan Pamuk, Il museo dell’innocenza, Einaudi, pag. 115

A volte ritornano…

23 agosto, 2009

CIMG3027 - Copia

Mesi di silenzio. Mesi di un lungo sonno. Sparire e avere quasi il timore di ricomparire. Aprire ogni tanto la pagina del mio blog abbandonato e richiuderla. Pensare tante volte a come e cosa avrei scritto ma non farlo. Sentire la mancanza di uno spazio esclusivamente proprio. Chiedersi se non è troppo tardi per ricominciare. Rispondersi che “tardi” è un concetto talmente relativo da non aver alcun peso effettivo.

Si riprende da qui, dunque, da un’afosa domenica di fine Agosto. Dalla voglia di ricominciare a scrivere e dalla speranza di esserne ancora in grado…

Strane voglie

29 maggio, 2008

Stamattina, appena sveglia, ho avuto un solo desiderio. Ho preso dallo scaffale i pochi libri che mi erano rimasti per dare le ultime materie e per scrivere la tesi. Li ho ammonticchiati in un angolo. Una sorta di catarsi il giorno dopo la liberazione. Un modo per concretizzare l’abbandono dello status di studentessa, per piazzare la parola “fine” ad un percorso. O solo la maniera migliore per fare un pò di spazio in camera mia. In realtà, alcuni di questi testi vorrei tanto buttarli ma mio padre mi ha sempre detto che i libri non si buttano (al massimo si bruciano!). E allora, destinazione cantina!!!

Penna(c) e calamaio

22 maggio, 2008

In questo periodo di relativo standby sto rivivendo la magnifica sensazione di immergermi di nuovo nella lettura. L’università per troppo tempo mi ha obbligato a leggere testi su testi ma la sensazione è così diversa. Finalmente sono tornata a passare ore ed ore scorrendo le pagine con la voglia di andare avanti veloce ma cercando di bloccare il tempo tra le righe, tra le parole. Ho appena finito, letteralmente divorandolo, “Ecco la storia” (2003) di Daniel Pennac. Inutile dire che l’ho trovato entusiasmante. Tra le tante frasi che ho segnato a matita, per non farmele più sfuggire, c’è un passo che trovo geniale nella sua semplicità:

“Scriviamo per farla finita con noi stessi, ma con il desiderio di essere letti, non c’è modo di sfuggire a questa contraddizione. E’ come se annegassimo urlando: “Guarda, mamma, so nuotare”. […] Quanto a sostenere di scrivere senza voler essere letti (tenere un diario, per esempio), significa spingere fino al ridicolo il sogno di essere contemporaneamente l’autore e il lettore”.

…senza parole…