A passo di valzer

24 maggio, 2010

Ci sono rari e preziosi momenti in cui si riesce, all’improvviso,  a farsi vuoto fuori e dentro. Succede di solito per puro caso. Magari sei in macchina che guidi per tornare a casa e passano quella canzone che riesce a fare la magia. Oppure leggi un libro godendoti il primo sole di primavera ed ecco l’incantesimo. Tutto d’un tratto sola. Fuori e dentro. Spazio illimitato ad un’emozione che sembra travolgerti e portarti con sè chissà dove e chissà per quanto tempo.

E ieri sera è stato esattamente così…La voce di Giuseppe Scuderi che legge, con la delicatezza e l’attenzione che si riserva ad un figlio, il suo racconto “Valzer per un amore”. La musica di De Andrè, così potente, quasi violenta. Ed è subito vuoto, riempito da una valanga di sensazioni. Lacrime soffocate.

“Ci siamo proprio tutti dentro quel racconto”, ci siamo detti tra noi, sentendo quel vuoto riempirsi di nuovo dei rumori della città.

Sì, ci siamo proprio tutti lì dentro…

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Mancanze

12 aprile, 2010

Difficile ammettere la tristezza, per me che da giorni fingo di non vedere l’ora di finire! Difficile accettare il fatto che mi mancherà l’esperienza che ho (faticosamente!) vissuto per sei mesi. Difficile rendermi conto che mi mancherà qualcosa da domani…
Mi mancheranno le risate e le lacrime, gli occhi gonfi di sonno alle 5 del mattino, i caffè, i passeggeri molesti, la divisa, le interminabili ore di varco, il badge con una foto con i capelli lunghi che non mi rappresenta quasi più, il mio succhino acido, le procedure, le urla (Max e Isa, riceverete presto la fattura del mio otorino!), Tom e Gerry, la luce desk, le telefonate ad Alba Informatica, il foglio turni che sembra un campo di battaglia, Outlook, i fotomontaggi, le manine che cercano di sfondare “la doccia”, le riviste piene di ricette, lo sgabuzzino/salada pranzo/spogliatoio/sala trucco/dispensa/guardaroba, i mille e un post-it attaccati al desk, i cazziatoni, gli accrediti, la penna “only sala vip sac”, le festività a mangiare insalata, gli abbracci e i sorrisi sinceri…

Sentirò la vostra mancanza, insomma…
Grazie per questi mesi trascorsi insieme e buon proseguimento a chi rimane!

C’ero anche io

5 febbraio, 2010

E’ da un po’ di tempo che mi basta un nulla per piangere o per ridere. Un’immagine, una canzone, un pensiero passeggero. Poco fa, tristemente a lavoro come in molti giorni di festa ultimamente, mi sono ritrovata a sorridere senza una ragione apparente. Immersa nel solito via vai di gente che parte e che arriva, è bastato girarmi un attimo, vedere in lontananza i fuochi per la festa di Sant’Agata, per ritrovarmi a sorridere serena. Così, immotivatamente. In un attimo mi sono rivista esattamente 365 giorni fa davanti al mio fedele computer, in compagnia della mia amica di avventure romane, a cercare di spiegarle gli strani riti legati alla festa. Piangendo di nostalgia per la mia caotica e meravigliosa città vestita a festa per l’occasione.

Oggi, invece, a pochi chilometri di distanza dal cuore dei festeggiamenti, mi è parso quasi di sentire le voci dei catanesi, di ascoltarne le urla, di appartenere a quelle voci e a quelle urla anche se di nuovo da “lontano”. All’improvviso, tutte le persone attorno a me, con le loro grandi e piccole valige colorate, sono scomparse. E ho sorriso. Quei fuochi sembravano illuminare il cielo di Catania solo per me. E questa volta ho avuto quasi la sensazione di essere vicino alle persone che conosco e che di sicuro saranno state lì. Stasera c’ero anche io sotto le stesse luci colorate e rumorose…anche se solo con un pensiero.

A volte ritornano…

23 agosto, 2009

CIMG3027 - Copia

Mesi di silenzio. Mesi di un lungo sonno. Sparire e avere quasi il timore di ricomparire. Aprire ogni tanto la pagina del mio blog abbandonato e richiuderla. Pensare tante volte a come e cosa avrei scritto ma non farlo. Sentire la mancanza di uno spazio esclusivamente proprio. Chiedersi se non è troppo tardi per ricominciare. Rispondersi che “tardi” è un concetto talmente relativo da non aver alcun peso effettivo.

Si riprende da qui, dunque, da un’afosa domenica di fine Agosto. Dalla voglia di ricominciare a scrivere e dalla speranza di esserne ancora in grado…

Saluti

11 gennaio, 2009

Ormai è tutto pronto. Una valigia. Una borsa per il pc. Una borsetta (borsetta???sembra un borsone da palestra!!!). Tre scatoloni (da spedire). Un mini trasloco, praticamente! Adesso arriva il momento più difficile di una partenza che per me è sinonimo di un distacco temporaneo ma relativamente prolungato. I saluti. Lo so che sarà solo per 4 mesi, ma sento già che mi mancheranno gli occhi e i sorrisi delle persone che amo (e non dite che ci sono le webcam, non è lo stesso!), il traffico della mia adorata/odiata città, il sole che bacia il mare nelle prime ore del mattino, la complicità nello sguardo dell’amica di sempre, una parola dolce sussurrata a mezza voce, gli odori di casa mia…Malinconia, e nostalgia insieme ecco quello che sento, ma anche tanta curiosità per quello che mi aspetta. Auguratemi buona fortuna…Ni sintemu!

Homeless

13 dicembre, 2008

Sono una che ama le certezze. I punti fermi. Diciamo che ho bisogno di sentirmi solidamente con i piedi per terra, avendo la sicurezza di sapere cosa mi accade, dove sto andando e perchè. Cerco di evitare il più possibile quelle che definisco situazioni saponetta, i momenti in cui la vita ti scivola dalle mani, in cui perdi aderenza con la capacità di scegliere ed impadronirti di ogni singolo momento.

Negli ultimi giorni mi sono sentita un po’ così. Ho cambiato la mia posizione talmente tante volte che in alcuni momenti pensavo addirittura di non essermi mai mossa dal punto di partenza. All’inizio era Torino. “Farà freddo, e poi un anno fuori. Ma un master sarà davvero utile? Intanto proviamoci!”. Biglietto prenotato ed equipaggiamento da neve pronto per la partenza. Poi una mail. Gli occhi che corrono rapidi tra le righe ed il cervello che velocemente rielabora “Dal 19 Gennaio comincio a Roma il tirocinio al Ministero Affari Esteri”. Tra i miei pensieri decido di mettere da parte la Mole per fare spazio al Colosseo.

Ora non mi resta che trovare casa. In una città così grande vuoi che io non trovi qualcuno che mi affitti una stanza per 4 mesi? “No, è un periodo troppo breve. Si, ma vogliamo il tuo rene in cambio…”

Ecco, questa è proprio quella che definirei una fastidiosissima situazione saponetta!

Guardare oltre

25 ottobre, 2008

Ho volutamente atteso che passasse almeno una settimana dall’inizio del mio stage alla prefettura, presso l’ufficio immigrazione, prima di esprimere un qualsiasi commento. Così, pur sacrificando in parte la spontaneità dello scrivere, ho potuto osservare in modo chiaro l’esperienza che sto vivendo. Se avessi scritto qualcosa il primo giorno, magari avrei finito con l’intitolare il post come “L’usciera” dando sfogo alla mia “delusione” nello scoprire che le mie prime sei ore di lavoro si erano ridotte ad aprire la porta, al fare qualche fotocopia e ad archiviare faldoni su faldoni. Sarebbe stato quello un post spontaneo e di sfogo, ma con una realtà solo parziale. A cinque giorni di distanza posso dire che aprendo quella porta, fotocopiando documenti ed archiviando pratiche, non solo ho iniziato a capire il tortuoso iter burocratico delle amministrazioni pubbliche ma soprattutto ho avuto la possibilità di riflettere. In questa prima settimana ho incrociato lo sguardo di madri commosse mentre firmavano le pratiche per il ricongiungimento con i piccoli figli, ho visto gli occhi di giovani pieni di speranze, ho notato lo sguardo interrogativo di chi in italiano sa dire solo “permesso di soggiorno” e lo ripete come una parola magica in grado di aprire tutte le porte, ho cercato di decifrare calligrafie e fotocopie troppo scure, ho scandito scadenze ed indirizzi per esser certa di essere capita. Ho visssuto insomma, seppur indirettamente ed in maniera parziale, cosa vuol dire essere starniero in una terra spesso troppo distante dalle proprie radici. E non mi sembra affatto una cosa da poco.