Assurdità

1 aprile, 2010

E’ da giorni che penso. E’ da giorni che penso alla questione dell’eliminazione del celibato per il clero. E’ da giorni che penso alla questione dell’eliminazione del celibato per il clero per combattere la piaga della pedofilia. E’ da giorni che penso alla questione dell’eliminazione del celibato per il clero per combattere la piaga della pedofilia e mi viene la nausea.

Sono sempre stata fautrice del pensiero che negare la posibilità di sposarsi o di vivere la propria sfera affettiva non renda un prete (o una suora) migliore di quanto potrebbe esserlo con moglie (o marito) e figli. L’ho sempre vista come una rinuncia insopportabile, come una negazione della natura stessa dell’essere umano che è un insieme straordinariamente complesso di anima, corpo, desideri, idee, spiritualità e pulsioni.

Ma quale dovrebbe essere il legame logico tra il celibato e la trasformazione di quanto di più puro ed intoccabile esista in natura, in un oggetto di orrendo piacere? Io davvero non ci arrivo, vi prego, spiegatemi. E spiegatemi anche come è possibile che gli uomini non si sentano offesi dall’essere paragonati, in questo modo, a delle bestie! Un simile discorso mi fa credere che il ragionamento sia: “Facciamo in modo che si possano accoppiare con delle donne, magari così lasceranno in pace i bambini”.

Lo trovo tristemente fuori luogo ed onestamente vergognoso.

Manifestare

4 marzo, 2010

A me viene proprio da ridere. Certo che è un paese strano il nostro! Ci lamentiamo tutti del fatto che non abbiamo lavoro nonostante la nostra laurea appesa al muro ormai da anni, che non possiamo sposarci perchè quando scade il contratto chissà se lo rinnoveranno, che le uniche offerte di lavoro che intasano le nostre caselle e-mail sono in realtà dei tirocini non pagati, che esce un concorso ogni due anni per tre posti in tutta Italia, che probabilmente non riusciremo mai a goderci la sacrosanta festa di pensionamento organizzata dai colleghi di lavoro. Ci lamentiamo, ma non agiamo. Ed io purtroppo non faccio la differenza, seduta davanti ad un bicchiere di Nero d’Avola a parlare con gli amici di sempre di quanto male si sta a sentirsi eterni bamboccioni. In realtà è proprio per tutte queste cose e per tante altre che nel nostro Bel Paese non vanno che dovremmo manifestare dissenso a gran voce. E invece cosa sono costretta a vedere all’apertura dei Tg? Ragazzi della mia età (non troppi per fortuna!), che sicuamente avranno i miei stessi problemi, che urlano a squarciagola “voglio votare a Roma“. Mi manda al manicomio. Ma di cosa stiamo parlando? Di aria…

P.S. Visto che le scadenze non sono poi così importanti, io vorrei partecipare ad un bando di concorso che è scaduto da soli due giorni…Mi sono proprio dimenticata di inoltrare la candidatura in tempo. Che faccio, ci provo con il Tar, sentiamo se può fare qualcosa?

Il palliativo

29 settembre, 2009

Capita a volte che, in attesa di una cura, se non risolutiva almeno utile, ci si accontenti di un blando palliativo. E’ in questo modo che almeno per un po’ i sintomi si placano, si raggiunge un livello di benessere tale da dimenticare che non si è trovata una soluzione, si è solo tappato alla meno peggio un buco.  Si può stare bene per giorni e giorni senza pensare a quanto sia in realtà precaria quella sensazione di sollievo.

Poi magari un pensiero di passaggio o una mezza frase detta di sfuggita annullano tutti i benefici. E in quel momento vorresti solo trovare una cura, la cura. Ma più la cerchi e più desideri in realtà tornare alle sicurezze instabili che solo quei palliativi riescono a darti. E, sentendo quel sollievo percorrere di nuovo il tuo corpo, finisci con il ripeterti: c’è tempo, per trovare la cura, c’è tempo…

Domenica

13 settembre, 2009

Sono sicura che prima o poi mi pentirò di quello che sto per dire. Immagino già le facce poco convinte, nel leggere le mie parole, di chi lavora tutta una settimana e desidera solo che i giorni passino per arrivare alla Domenica e oziare a letto per ore, magari sorseggiando con calma un bel caffè.

Eppure in questo periodo la Domenica mi sembra il giorno meno desiderabile della settimana. E’ il giorno in cui tutto tace. Inutile aprire la mail, accendere il telefonino. Nessuno scrive la Domenica, nessuno telefona. E quando aspetti delle risposte che magari non ti cambieranno il futuro ma sai che potrebbero in parte migliorare il presente, altro che voglia di oziare a letto e bere un caffè con calma.

La sensazione è un po’ quella che avevo a fine estate ai tempi della scuola. Tre mesi di vacanza erano il tempo perfetto per riprendersi dalle fatiche scolastiche eppure già dai primi giorni di Settembre, in fondo, desideravo di rientrare in aula. (Pentendomene amaramente già un paio di settimane dopo, non desiderando altro che le vacanze di Natale!).

Ecco perchè mi accorgo a volte di spingere le ore accelerando l’arrivo del Lunedì. Poi magari continuano a non scrivere e a non telefonare ma almeno ho l’impressione di avere davanti ancora 4-5 giorni per sperare che arrivino le risposte tanto attese.

La pazienza sarà pure la virtù dei forti, ma ha anche un limite, no?!?!?!?!

Stato di abbandono

19 novembre, 2008

Dato che Soleluna ha deciso di abbandonare a se stesso questo povero blog, da questo momento io, Sorniona, decido di prendere i pieni poteri su questo spazio. Mentre quella fannullona (ha ragione Brunetta!!!) ozia nel suo bell’ufficio tra un contratto ed un nulla osta da consegnare, si crogiola ad ascoltare le storie di Paesi lontani, io gestirò il suo blog, almeno fino a quando quella sciagurata non si degnerà di dare sue notizie! Se qualcuno di voi riesce a contattarla, può dirle che sarebbe anche tempo di farsi viva?!?!?!

P.S. (Soleluna) Si capisce tanto che ero alla disperata ricerca di un modo “carino” per fare sentire ancora la mia presenza virtuale e per interrompere un silenzio ormai troppo lungo? Per il momento non ho tempo, non ho l’ispirazione giusta e non ho neanche molta voglia di scrivere qualcosa di sensato. Eppure sento che presto ritornerò a far sentire le mie parole. E non è una promessa. E’ una minaccia!

Medaglia di legno

2 ottobre, 2008

Ora capisco cosa si prova quando non si riesce a salire sul podio. E’ esattamente come quando all’università, dopo un esame, il professore ti guarda: “Signorina, le va bene un 29”?*. E sì che mi va bene ma rosico un attimino. Ti volti indietro e ti accorgi di aver superato un bel 28 tondo tondo ma davanti a te si trova un bel 30 pieno. Sai che con uno sforzetto in più, tuo o del prof.**, lo avresti potuto raggiungere e invece ti sei fermato esattamente un passo prima del gradino più alto del podio. Qualche minuto fa ho rivissuto esattamente la stessa sensazione. Da settimane aspettavo il risultato del colloquio per il Servizio Civile. Improvvisamente eccola apparire. Comincio a “sbillicare” i nomi in graduatoria: 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8. Ok, non mi hanno presa. Pazienza. Ma non posso ritrovarmi il mio nome al numero 9! Questa è crudeltà! 0,50 punti di differenza rispetto all’ultimo selezionato. Va bene, non era l’aspirazione della mia vita anche se ammetto che mi sarebbe piaciuto. Ma quanto rosico! Per il momento non potrò avere una bella foto mentre mordicchio una medaglia (poi perchè faranno a tutti ‘ste foto mentre addentano le loro belle medaglie sbrilluccichevoli?!?!). Come si dice in questi casi? Si chiude una porta e si apre un portone? Ma quando quella porta ti si chiude davanti perchè non hai fatto un passetto in più, eccome se ti rode!

*Il mio primo esame universitario!

** Come sono diplomatica!

Adesso basta!*

10 settembre, 2008

T: “Ma perchè?”

N: “Perchè?!?! Perchè non ti sopporto più! Anzi, sai che ti dico, non ti ho mai sopportato!”

T: “Allora perchè mi hai illuso che poteva funzionare tra me e te? Hai solo giocato, con me!”

N: “Vuoi che ti dica tutta la verità? Quando abbiamo cominciato la nostra relazione, io non ero molto convinta, ma poi gli altri…”

T: “Gli altri?!?! Quali altri?”

N: “Si, gli altri, i nostri amici. Gli stessi che ti raccontano i fatti loro con aggiornameti minuto per minuto. All’inizio ammetto di essermi persino divertita un po’ quando mi raccontavi di chi stava uscendo o stava studiando, di chi aveva avuto una giornata “no” e di chi invece si era ammalato”

T: “E quindi cosa non ha funzionato? Mi hai detto che ti sei pure divertita con me!

Ooooops, aspetta un attimo: tratrtd sta scegliendo cosa mettere per andare a lavoro. Aiutooooooo!!!. Scusami cara, dicevi?”

N: “Niente, lascia stare, sei troppo impegnato per darmi retta. La realtà è che hai sempre orecchie per gli altri e mai tempo per me!”

T: “Come fai a parlare così? Ti ho sempre offerto la possibilità di confidarti con me ma non hai mai voluto!”

N: “Forse è vero, ma io non ci riesco proprio a confidarmi con te, mi capisci? Ci ho provato, hanno cercato di convincermi, ma non c’è dove andare. Mi dispiace…fa male anche a me questo addio. In fondo, mi ero affezionata a te”

T: “Allora è proprio un addio questo! Se è così, ti auguro buona fortuna per tutto!”

N: “Buona fortuna anche a te, Tweety!”

– I due si allontanano. La loro avventura, breve ma intensa, finisce qui. In sottofondo, solo il rumore del mare di Settembre e di una voce sottile : “frhuo @tratrtd cerca di vestirti in maniera comoda ma sempre con stile! Buon lavoro e buona giornata!” – 

*Storia di un amore mai nato.

Protagonisti: Noemi (N) e Twitter (T)