Il peso delle parole

14 marzo, 2008

Arbeit macht frei

Mi ero ripromessa di non cadere in tentazione. Di non spendere nemmeno una parola per commentare le affermazioni di Ferrara. Evidentemente non sono abbastanza forte! “Aborto macht frei”. Ma rende liberi chi?!?!?! Il caro Giuliano ha mai parlato con una donna che per qualsiasi ragione abbia deciso di abortire? Ma si è mai chiesto quanto deve essere duro fare una scelta del genere? Pensa forse che sia così semplice entrare in un ospedale e decidere di abortire? Crede forse che sia come andare dal dentista? Come è facile dire cosa è giusto e cosa è sbagliato dall’alto di un pulpito! Ergersi a fonte prima di assoluta moralità. Paragonare una donna ai gerarchi nazisti mi sembra, a dir poco, grottesco, fuori luogo ed umiliante per qualsiasi persona che creda nella libertà di scegliere!!! Non si capisce che usando toni e frasi di questo genere si finisce con lo svilire la gravità e la serietà dell’aborto! Sono veramente stanca di sentire provocazioni del genere, che non servono certo alla causa che Ferrara intende sostenere e che anzi, a quanto pare, servono solo a farmi imbestialire!

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Il prezzo del velo

E’ un tema delicato quello che Giuliana Sgrena ha affrontato oggi durante un incontro ai Benedettini. Il suo libro (“Il prezzo del velo”, Feltrinelli) è chiaramente frutto di un’esperienza diretta e profonda, di una donna che incontra altre donne in Paesi nei quali la bellezza e la femminilità sono un impedimento alla piena espressione di se stesse. Il velo imposto, frutto non di una scelta ma di un obbligo “superiore”, altro non è che un simbolo, una garanzia del pudore della donna e dell’onore dell’uomo, un’espressione di sottomissione, un controllo estremo della sessualità femminile, una misura per valutare il grado di fede delle donne ma soprattutto dei loro uomini. La voce, i capelli ed il corpo diventano una pericolosa tentazione da celare, da costringere sotto ad una stoffa che sapientemente nasconda i movimenti, anche quando si vive in Occidente, in quei Paesi nei quali, almeno sulla carta, la religione e la vita sociale non sono legate ma appartengono a due mondi separati. Una frase del libro credo riassuma perfettamente questo tema, tanto delicato quanto pieno di spunti di riflessione: “Seducendo la donna l’uomo usa un proprio diritto mentre il dovere della donna è quello di resistere e non provocarlo”. Ecco, questo spiega più di mille parole…

Persepolis

Avevo già letto il fumetto ed è per questo che ho aspettato con trepidazione di vedere il film. Persepolis. Ambientato in un Iran in cui anche il solo fatto di correre per strada può essere una provocazione, una sfida al sistema. In un mondo in cui l’acre odore della guerra ed il colore nero della “morte ideologica” si mischiano con il bianco profumo dei gelsomini, unico vezzo da concedersi sotto a quei vestiti cuciti per nascondere l’immorale bellezza di un corpo femminile. Le ombre che si confondono con la realtà. La fuga, il ritorno, l’abbandono degli affetti più cari per fuggire da una terra che non senti più tua, che non ti permettono più di sentire tua. La difficoltà quotidiana nel contenere quell’esplosione emotiva che ti travolge durante gli anni dell’adolescenza per rimanere inquadrati all’interno delle regole stabilite in nome di Dio ma che Dio stesso si rifiuta di riconoscere. L’istruzione come unica strada per uscire da quelle mura di casa che sono ad un tempo riparo e prigione. La trasformazione di qualsiasi puro e pulito gesto d’amore in un atto da censurare. La terribile sensazione che al peggio non c’è mai fine, che in fondo “si stava meglio quando si stava peggio”. L’ideologia che viene usata, sfruttata, trasformata, mutilata e se necessario cancellata come se non fosse mai esistita. Un mondo in cui non c’è spazio per i colori, per le sfumature, perchè è tutto bianco o tutto nero.

Politica in rosa

1 marzo, 2008

Non posso sempre essere partigiana nei confronti del sesso femminile, quando è troppo è troppo. Devo essere un minimo oggettiva…Dell’intervista della Santanchè non mi colpisce il fatto che si vanti e ribadisca più volte di non averla mai data per fare carriera (questo si che è parlare chiaro. Adesso possiamo finalmente tutti dormire sogni tranquilli!). Quello che mi infastidisce un pizzico è l’affermazione che viene subito dopo: “In realtà sono un uomo” il che sembrerebbe condurre alla deduzione logica che la credibilità politica dipenda dall’essere uomo, o mi sbaglio? E’ esattamente come la frase “Quelle donna ha le palle quadrate”. Ma anche no!!! Detto da una che sventola la bandiera femminista in molte occasioni, non ti aspetti un’affermazione del genere…E poi, “Piaccio alle donne perchè sono un uomo”. Non sarebbe meglio cercare di piacere alle donne per quello che si dice o che si fa?

Back to 1981

24 febbraio, 2008

Posso fare finta di niente sui carabinieri che fanno irruzione in un ospedale, sto ad ascoltare, anche se non condivido, le parole di Ferrara, mi sforzo di entrare nell’ottica dei rappresentanti cattolici, non commento il fatto che la 194 più che la legge di uno Stato laico venga descritta come una regola ispirata dal diavolo stesso, ma poi mi stanco sia di capire che di ascoltare quando percepisco l’incapacità di fare lo stesso “dall’altra parte”. Il documento della Fnomceo, che affronta le questioni bioetiche più spinose come la pillola abortiva RU486 e la questione dei piccoli nati prematuri, secondo il giornale Avvenire è un falso! Eh?!?!?! Puoi dirmi che non sei d’accordo, parlami di “deriva laicista” o di manipolazione della campagna elettorale (per la serie “il bue che dice cornuto all’asino”!!!), ma cosa voul dire è falso? Perchè allora non torniamo ai testi messi all’indice una buona volta… E poi Veronesi non va bene, i Radicali sono troppo radicali…No, non sono decisamente disposta nè a capire nè ad ascoltare…

La repubblica delle donne

23 febbraio, 2008

DonnePer una che ai tempi della scuola è stata definita da un suo professore “sindacalista post-femminista”, questo è davvero un bel momento! Nella baraonda più generale di questa campgna elettorale sui generis mi gongolo nel vedere che finalmente non ci sono solo maschietti a parlare di politica. La Yespica a parte, che non è esattamente l’esempio ideale per sostenere la tesi “siamo donne, oltre alle gambe c’è di più”, mi piace proprio sentire delle voci femminili che pronunciano parole come “Election day” o la “MIA candidatura”. Al di fuori delle mie convinzioni politiche, non posso fare altro che sorridere soddifatta quando vedo che in tv si scannano anche le donne parlando di politica. E allora ti trovi su Ballarò la Brambilla e la Finocchiaro che si accapigliano, al TG ascolti la Bonino che detta le sue regole a Walter (o almeno ci prova), leggi sui giornali che la Binetti si impone per delle candidature morali ed etiche (eh?!?!?!), osservi la Madia che con i suoi 27 anni cerca anche di abbassare la veneranda età media dell’Italia politica.
So perfettamente che questo è troppo poco, che la Spagna di Zapatero è purtroppo ancora lontana, che mi illudo giusto perchè riesco a contare le donne in politica sulle dita di due mani, piuttosto che di una sola, ma io gongolo lo stesso!