Il palliativo

29 settembre, 2009

Capita a volte che, in attesa di una cura, se non risolutiva almeno utile, ci si accontenti di un blando palliativo. E’ in questo modo che almeno per un po’ i sintomi si placano, si raggiunge un livello di benessere tale da dimenticare che non si è trovata una soluzione, si è solo tappato alla meno peggio un buco.  Si può stare bene per giorni e giorni senza pensare a quanto sia in realtà precaria quella sensazione di sollievo.

Poi magari un pensiero di passaggio o una mezza frase detta di sfuggita annullano tutti i benefici. E in quel momento vorresti solo trovare una cura, la cura. Ma più la cerchi e più desideri in realtà tornare alle sicurezze instabili che solo quei palliativi riescono a darti. E, sentendo quel sollievo percorrere di nuovo il tuo corpo, finisci con il ripeterti: c’è tempo, per trovare la cura, c’è tempo…

Chiamatemi stagista

23 settembre, 2008

Da Ottobre si comincia, forse. Chi mi cerca potrà trovarmi alla Prefettura di Catania…Qualche pessimista (o forse realista, chissà!) mi ha preannunciato dei mesi intensi a fotocopiare documenti e a portare caffè (o addirittura a fotocopiare un caffè!). Io comunque mi godo il mio momento di serenità mentale. E’ da ieri infatti, da quando mi hanno detto di “mettere una firmetta lì” (assicurandomi che non si trattava di una cambiale!), che sono riuscita a tranquillizzarmi un po’. Mi sono resa conto di due cose: innanzitutto il mio cervello ed il mio corpo hanno ripreso finalmente a muoversi insieme. Non so se è il primo che ha rallentato o il secondo che ha ripreso a mettersi in movimento, ma l’importante è aver ritrovato un, seppur instabile, equilibrio. Seconda cosa, mi sono accorta di aver vissuto in questi giorni in una sorta di inconsapevole ed egoista cecità nei confronti del mondo esterno. Spiego meglio. Ho seguito le polemiche dei piloti Alitalia che stressatissimi non assicurano di portare i passeggeri sani e salvi a destinazione. Ho potuto constatare il degrado che si sta impossessando sempre con maggiore forza della mia città. Ho assistito alla nuova politica cinese di riduzione della popolazione tramite il latte alla melamina. Non ho capito se gli ostaggi in Egitto li hanno liberati o no.  Eppure, nonostante i telegiornali ascoltati e i giornali letti, mi è scivolato tutto addosso, come se i miei pensieri personali non riuscissero a lasciare un angolino ai “problemi più grandi di me” . Ho vissuto una temporanea fase di individualismo. E mi sa che ci voleva proprio!

Da grande

15 settembre, 2008

Sarà stata la prima giornata “autunnale” di ieri. Sarà stata l’immagine della gente che sotto la pioggia portava via sdraio e ombrelloni dai lidi, archiviando ufficialmente l’estate. Sarà che vedo tutti (o quasi) quelli che conosco ritornare alle attività abitudinarie, chi studia, chi lavora. Sarà che in realta covo questa sensazione da “e ‘mo che faccio” da un po’ di tempo.

Quando ero al liceo, alla domanda “Cosa farai da grande?” non avevo il minimo dubbio. La giornalista, rispondevo, l’inviata speciale. Poi chissà come e perchè questa mia certezza si è disciolta, senza traumi e senza apparenti ragioni concrete, nello scorrere degli anni. Adesso mi si chiede solo “Cosa farai adesso?”. E chissà perchè non riesco a dare una risposta chiara. Non saprei, un master (quale?!?!), uno stage (dove?!?!)…nell’attesa di un lavoro (…). Il tempo della domanda è sempre al futuro ma sento che si tratta di un futuro talmente vicino da confondersi con il presente. In realtà sento che ciò che mi disorienta è la mancanza di quella parolina magica da grande, all’apparenza insignificante, ma che evidentemente racchiudeva in se’ una certezza inaspettata. Quel sogno era per me un’ancora di salvezza. Una base solida, seppur appartenente solo al mondo di Morfeo. La mia coperta di Linus, insomma. E ora che il freddo si avvicina, mi manca proprio quella coperta…