Mancanze

12 aprile, 2010

Difficile ammettere la tristezza, per me che da giorni fingo di non vedere l’ora di finire! Difficile accettare il fatto che mi mancherà l’esperienza che ho (faticosamente!) vissuto per sei mesi. Difficile rendermi conto che mi mancherà qualcosa da domani…
Mi mancheranno le risate e le lacrime, gli occhi gonfi di sonno alle 5 del mattino, i caffè, i passeggeri molesti, la divisa, le interminabili ore di varco, il badge con una foto con i capelli lunghi che non mi rappresenta quasi più, il mio succhino acido, le procedure, le urla (Max e Isa, riceverete presto la fattura del mio otorino!), Tom e Gerry, la luce desk, le telefonate ad Alba Informatica, il foglio turni che sembra un campo di battaglia, Outlook, i fotomontaggi, le manine che cercano di sfondare “la doccia”, le riviste piene di ricette, lo sgabuzzino/salada pranzo/spogliatoio/sala trucco/dispensa/guardaroba, i mille e un post-it attaccati al desk, i cazziatoni, gli accrediti, la penna “only sala vip sac”, le festività a mangiare insalata, gli abbracci e i sorrisi sinceri…

Sentirò la vostra mancanza, insomma…
Grazie per questi mesi trascorsi insieme e buon proseguimento a chi rimane!
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Domenica

13 settembre, 2009

Sono sicura che prima o poi mi pentirò di quello che sto per dire. Immagino già le facce poco convinte, nel leggere le mie parole, di chi lavora tutta una settimana e desidera solo che i giorni passino per arrivare alla Domenica e oziare a letto per ore, magari sorseggiando con calma un bel caffè.

Eppure in questo periodo la Domenica mi sembra il giorno meno desiderabile della settimana. E’ il giorno in cui tutto tace. Inutile aprire la mail, accendere il telefonino. Nessuno scrive la Domenica, nessuno telefona. E quando aspetti delle risposte che magari non ti cambieranno il futuro ma sai che potrebbero in parte migliorare il presente, altro che voglia di oziare a letto e bere un caffè con calma.

La sensazione è un po’ quella che avevo a fine estate ai tempi della scuola. Tre mesi di vacanza erano il tempo perfetto per riprendersi dalle fatiche scolastiche eppure già dai primi giorni di Settembre, in fondo, desideravo di rientrare in aula. (Pentendomene amaramente già un paio di settimane dopo, non desiderando altro che le vacanze di Natale!).

Ecco perchè mi accorgo a volte di spingere le ore accelerando l’arrivo del Lunedì. Poi magari continuano a non scrivere e a non telefonare ma almeno ho l’impressione di avere davanti ancora 4-5 giorni per sperare che arrivino le risposte tanto attese.

La pazienza sarà pure la virtù dei forti, ma ha anche un limite, no?!?!?!?!

Una tra 100.000

16 giugno, 2008

Che detta in questo modo, fa davvero tanta impressione! Però è proprio così…Domani parto per Roma. Destinazione PalaLottomatica insieme ad altri 102.000 per il concorso dell’INAIL. Non un briciolo di tensione. Poche aspettative. Poco studio. Qualche speranza nel fattore C. Tantissima curiosità. Si, perchè non vedo l’ora di capire come vengono gestite 5.200 persone che si affollano allo stesso orario, nello stesso posto, tutti affamati di lavoro e fiduciosi nell’essere uno dei 404 che troveranno finalmente una fonte di guadagno…

P.S. Nota positiva. Per la prima volta in vita mia riesco a partire con una valigia che pesi meno di 15 chili. Si, ok, starò via solo 3 giorni, ma per me è già un grande traguardo!

Offerte di lavoro

12 maggio, 2008

Squilla il telefono. “Pronto?”. “Buongiorno, chiamo per informarla di una interessantissima offerta di lavoro. Bla bla bla…”. Visto che è l’ora del risveglio ascolto ad intermittenza quello che mi viene detto. Poi però il mio cervello si sveglia d’improvviso. “Ovviamente ci sono delle condizioni: non bisogna avere condanne penali, handicap e figli”. Ovviamente cosa?!?!?! Va bene per le condanne penali, anche se la cosa sembra riguardare solo i “piccoli” lavoratori dato che ad alti livelli non sembra essere un problema. Handicap: di che tipo, di che natura? Fisico? Sorvoliamo… Figli. “Lei capisce bene, non è per discriminare nessuno, ma è un lavoro a tempo pieno e da madre sarebbe impossibile conciliare…”. No, non capisco! Per fortuna, mi sfuggono queste logiche aziendali che mi obbligano da donna a sentirmi chiedere se ho un figlio, se sono incinta, se ho intenzione di avere un bambino a breve. Chiedetemi per quale motivo mi sono piegata sui libri per anni, cosa so realmente fare e cosa posso essere in grado di imparare. Ma non chiedetemi di scegliere tra la necessità di lavorare e l’avere un figlio. E’ semplicemente ingiusto oltre che veramente triste!