Penna(c) e calamaio

22 maggio, 2008

In questo periodo di relativo standby sto rivivendo la magnifica sensazione di immergermi di nuovo nella lettura. L’università per troppo tempo mi ha obbligato a leggere testi su testi ma la sensazione è così diversa. Finalmente sono tornata a passare ore ed ore scorrendo le pagine con la voglia di andare avanti veloce ma cercando di bloccare il tempo tra le righe, tra le parole. Ho appena finito, letteralmente divorandolo, “Ecco la storia” (2003) di Daniel Pennac. Inutile dire che l’ho trovato entusiasmante. Tra le tante frasi che ho segnato a matita, per non farmele più sfuggire, c’è un passo che trovo geniale nella sua semplicità:

“Scriviamo per farla finita con noi stessi, ma con il desiderio di essere letti, non c’è modo di sfuggire a questa contraddizione. E’ come se annegassimo urlando: “Guarda, mamma, so nuotare”. […] Quanto a sostenere di scrivere senza voler essere letti (tenere un diario, per esempio), significa spingere fino al ridicolo il sogno di essere contemporaneamente l’autore e il lettore”.

…senza parole…