La capitale

21 gennaio, 2009

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E’ lo stupore per ogni angolo illuminato  da un tramonto. E’ la sveglia alle 7 di mattina. E’ una camicia che non ne vuole sapere di stirarsi.  E’ un autobus che sembra non passare mai. E’ uno spritz. E’ un film alla tv visto con una persona che hai appena conosciuto ma ti sembra di conoscere da una vita. E’ il “tu” a persone più grandi (e “importanti”) di me. E’ sapere le notizie un attimo prima che le sappiano tutti gli altri. E’ un caffè al volo. E’ la soddisfazione di aprire la lavatrice e scoprire che è ancora tutto del colore originario. E’ il dilemma su come si scelgono le uova. E’ un badge con una foto imbarazzante. E’ una webcam. E’ perdersi tra i piani della Farnesina. E’ sentirsi Gianni e Pinotto.E’ sentire quanto forte possa essere la mia cadenza sicula e andarne fiera.

Ecco, è questa la mia vita a Roma.

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Guardare oltre

25 ottobre, 2008

Ho volutamente atteso che passasse almeno una settimana dall’inizio del mio stage alla prefettura, presso l’ufficio immigrazione, prima di esprimere un qualsiasi commento. Così, pur sacrificando in parte la spontaneità dello scrivere, ho potuto osservare in modo chiaro l’esperienza che sto vivendo. Se avessi scritto qualcosa il primo giorno, magari avrei finito con l’intitolare il post come “L’usciera” dando sfogo alla mia “delusione” nello scoprire che le mie prime sei ore di lavoro si erano ridotte ad aprire la porta, al fare qualche fotocopia e ad archiviare faldoni su faldoni. Sarebbe stato quello un post spontaneo e di sfogo, ma con una realtà solo parziale. A cinque giorni di distanza posso dire che aprendo quella porta, fotocopiando documenti ed archiviando pratiche, non solo ho iniziato a capire il tortuoso iter burocratico delle amministrazioni pubbliche ma soprattutto ho avuto la possibilità di riflettere. In questa prima settimana ho incrociato lo sguardo di madri commosse mentre firmavano le pratiche per il ricongiungimento con i piccoli figli, ho visto gli occhi di giovani pieni di speranze, ho notato lo sguardo interrogativo di chi in italiano sa dire solo “permesso di soggiorno” e lo ripete come una parola magica in grado di aprire tutte le porte, ho cercato di decifrare calligrafie e fotocopie troppo scure, ho scandito scadenze ed indirizzi per esser certa di essere capita. Ho visssuto insomma, seppur indirettamente ed in maniera parziale, cosa vuol dire essere starniero in una terra spesso troppo distante dalle proprie radici. E non mi sembra affatto una cosa da poco.

Chiamatemi stagista

23 settembre, 2008

Da Ottobre si comincia, forse. Chi mi cerca potrà trovarmi alla Prefettura di Catania…Qualche pessimista (o forse realista, chissà!) mi ha preannunciato dei mesi intensi a fotocopiare documenti e a portare caffè (o addirittura a fotocopiare un caffè!). Io comunque mi godo il mio momento di serenità mentale. E’ da ieri infatti, da quando mi hanno detto di “mettere una firmetta lì” (assicurandomi che non si trattava di una cambiale!), che sono riuscita a tranquillizzarmi un po’. Mi sono resa conto di due cose: innanzitutto il mio cervello ed il mio corpo hanno ripreso finalmente a muoversi insieme. Non so se è il primo che ha rallentato o il secondo che ha ripreso a mettersi in movimento, ma l’importante è aver ritrovato un, seppur instabile, equilibrio. Seconda cosa, mi sono accorta di aver vissuto in questi giorni in una sorta di inconsapevole ed egoista cecità nei confronti del mondo esterno. Spiego meglio. Ho seguito le polemiche dei piloti Alitalia che stressatissimi non assicurano di portare i passeggeri sani e salvi a destinazione. Ho potuto constatare il degrado che si sta impossessando sempre con maggiore forza della mia città. Ho assistito alla nuova politica cinese di riduzione della popolazione tramite il latte alla melamina. Non ho capito se gli ostaggi in Egitto li hanno liberati o no.  Eppure, nonostante i telegiornali ascoltati e i giornali letti, mi è scivolato tutto addosso, come se i miei pensieri personali non riuscissero a lasciare un angolino ai “problemi più grandi di me” . Ho vissuto una temporanea fase di individualismo. E mi sa che ci voleva proprio!