Il prezzo del velo

E’ un tema delicato quello che Giuliana Sgrena ha affrontato oggi durante un incontro ai Benedettini. Il suo libro (“Il prezzo del velo”, Feltrinelli) è chiaramente frutto di un’esperienza diretta e profonda, di una donna che incontra altre donne in Paesi nei quali la bellezza e la femminilità sono un impedimento alla piena espressione di se stesse. Il velo imposto, frutto non di una scelta ma di un obbligo “superiore”, altro non è che un simbolo, una garanzia del pudore della donna e dell’onore dell’uomo, un’espressione di sottomissione, un controllo estremo della sessualità femminile, una misura per valutare il grado di fede delle donne ma soprattutto dei loro uomini. La voce, i capelli ed il corpo diventano una pericolosa tentazione da celare, da costringere sotto ad una stoffa che sapientemente nasconda i movimenti, anche quando si vive in Occidente, in quei Paesi nei quali, almeno sulla carta, la religione e la vita sociale non sono legate ma appartengono a due mondi separati. Una frase del libro credo riassuma perfettamente questo tema, tanto delicato quanto pieno di spunti di riflessione: “Seducendo la donna l’uomo usa un proprio diritto mentre il dovere della donna è quello di resistere e non provocarlo”. Ecco, questo spiega più di mille parole…

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Persepolis

Avevo già letto il fumetto ed è per questo che ho aspettato con trepidazione di vedere il film. Persepolis. Ambientato in un Iran in cui anche il solo fatto di correre per strada può essere una provocazione, una sfida al sistema. In un mondo in cui l’acre odore della guerra ed il colore nero della “morte ideologica” si mischiano con il bianco profumo dei gelsomini, unico vezzo da concedersi sotto a quei vestiti cuciti per nascondere l’immorale bellezza di un corpo femminile. Le ombre che si confondono con la realtà. La fuga, il ritorno, l’abbandono degli affetti più cari per fuggire da una terra che non senti più tua, che non ti permettono più di sentire tua. La difficoltà quotidiana nel contenere quell’esplosione emotiva che ti travolge durante gli anni dell’adolescenza per rimanere inquadrati all’interno delle regole stabilite in nome di Dio ma che Dio stesso si rifiuta di riconoscere. L’istruzione come unica strada per uscire da quelle mura di casa che sono ad un tempo riparo e prigione. La trasformazione di qualsiasi puro e pulito gesto d’amore in un atto da censurare. La terribile sensazione che al peggio non c’è mai fine, che in fondo “si stava meglio quando si stava peggio”. L’ideologia che viene usata, sfruttata, trasformata, mutilata e se necessario cancellata come se non fosse mai esistita. Un mondo in cui non c’è spazio per i colori, per le sfumature, perchè è tutto bianco o tutto nero.